La mitica grotta rappresenta un punto leggendario della nostra Milazzo. Ubicata nell' antichità sul costone della rocca, dove oggi nasce il castello garantiva un profilo surreale e per certi versi inquietante nella cartolina paesaggistica. Omero nei canti dell'Odissea narra come il ciclope Polifemo, figlio di Poseidone e Toosa dimorava nella grotta insieme al gregge e governava gli armenti del Dio sole, in questa terra chiamata " Chersoneso d'oro". Secondo la tradizione Omerica, la grotta fu anche luogo di prigionia del ramingo Ulisse, che dovette ricorrere a tutta la sua astuzia e la sua scaltrezza per sfuggire ai propositi carnefici dell'immane. La storia invece ci eredita un patrimonio che nel corso dei secoli ha mutato il suo utilizzo: nel 1600 si adoperava per la fabbricazione di polveri e selmiti; nel dopoguerra per l'installazione di artiglieria e infine negli anni 60-70 divenne sala ricevimenti per occasioni mondane. La peculiarità e le bellezze suggestive osannate dai greci e romani negli antichi "Agri-Milesi" hanno amplificato il contesto, rendendolo idoneo alle aspettative popolari. Ma l'esercizio ristorativo chiuse battenti al fine degli anni 70 per una serie di motivazioni legati alla sicurezza e all'igiene diventando cosi' oggetto del mistero sotto la maestosità del castello. Oggi la sua sontuosità si adagia nelle memorie di Milazzo e stuzzica l'immaginazione, di chi con passione e devozione ha vissuto le tradizioni Milazzesi.
Nessun commento:
Posta un commento